E Bolgheri sia… Enrico Santini e la sua filosofia

La serata piovosa non è di quelle che ti invitano ad uscire, ma quando è in gioco una cena con degustazione di vini di Bolgheri alla presenza del produttore il “sacrificio” si affronta volentieri…

Ritroviamo con piacere le organizzatrici che abbiamo avuto modo di apprezzare per altri interessanti eventi: Fabiola, Emanuela e Miriam.

Fabiola, con il fratello, è la titolare del ristorante “La Maielletta” di Roma, Emanuela una sommelier e Miriam una sommelier-blogger, ma sopratutto sono tre amiche e le loro degustazioni si caratterizzano per l’ambiente amichevole e informale che riescono a creare.

Alle 20:30 in punto Emanuela dà inizio alla serata e ci presenta il produttore Enrico Santini, il quale ci accompagna in un viaggio in quella parte di Toscana che da molti è stata soprannominata la risposta italiana a Bordeaux, ma che Enrico Santini ha saputo reinterpretare con i suoi blend eleganti ed emozionanti che si affrancano dal classico “taglio bordolese”.

L’AZIENDA SANTINI

Nasce nel 1998 quando Enrico viene “folgorato sulla via della Borgogna”: capisce che il vino può essere la sua vita e decide di lasciare il posto di direttore di una struttura commerciale ed inizia ad acquistare i primi ettari di terreno, alcuni addirittura dalla famiglia dei Marchesi Antinori, in località Campo alla Casa.

In quegli anni, ci tiene a precisare, quando il territorio di Bolgheri non si era ancora affermato in tutta la sua potenzialità economico-finanziaria, acquisti come questi si potevano ancora realizzare.

Oggi la realtà racconta che a comperare aziende e terreni sono sempre più spesso fondi di investimento.

L’azienda Santini è certificata Bioeco ICEA ed attualmente possiede 16 ettari, di cui 12 vitati a Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Syrah, Merlot, Petit Verdot, Vermentino e Sauvignon Blanc, che rendono circa 50.000 bottiglie l’anno.

I terreni dell’azienda, di sabbia in superficie, argilla in profondità e con lo scheletro proveniente dalle colline circostanti contribuiscono a dare struttura ed eleganza ai rossi e sapidità ai bianchi

Enrico racconta con entusiasmo e trasporto del suo lavoro in vigna e poi delle scelte enologiche in cantina:

dal momento della fioritura, si comincia a studiare la vigna per capire quale sarà l’andamento e valutare passo dopo passo quali comportamenti adottare per estrarre il meglio dalle viti….. per poi essere puntualmente smentiti, perché la cosa più importante da ricordare è che la vigna e il vino sono vivi, e nonostante tutte le crocette che mettiamo sui fogli, per ricordare, capire e analizzare…. di crocetta ne manca sempre una….”.

Ci racconta anche quanto sia impegnativo fare tutto praticamente da solo, ma la passione e l’amore che lo sostengono nel suo lavoro riescono a far fronte a qualsiasi difficoltà.

I figli stanno iniziando ad aiutarlo nel suo lavoro ma il rapporto non è semplice, non per la mancanza di armonia, ma perchè le idee del papà di scontrano con quelle della nuova generazione che vuole farsi strada e dire la sua…..

SPAZIO AI PROTAGONISTI: I VINI!

I vini in degustazione sono sei e alcune etichette ci restituiscono il senso dell’essenza del produttore: “Santini Vignaiolo”.

Bolgheri bianco Campo alla Casa 2016

Il primo vino in degustazione è un blend di Vermentino e Sauvignon Blanc (70-30%). I lieviti naturali attivano la fermentazione in vasche di acciaio tra i 13° e 15° C e lì il vino rimane per 3-5 mesi sulle fecce nobili, quindi viene affinato per tre mesi in bottiglia.

Come ci fanno notare le nostre ospiti, i profumi sono inebrianti: il Sauvignon Blanc fa il suo dovere e poi arriva il Vermentino.

SantiniBolgheri2

Bosso, pera, pompelmo rosa, zenzero, agrumi, gli aromi si susseguono e si ripetono per accompagnarci alla bevuta dove la freschezza del vermentino viene prepotentemente fuori.

Questo straordinario bianco ben si accompagna al tortino di patate con cuore di taleggio fuso e foglie di menta.

Bolgheri rosso Poggio al Moro 2013

Il primo dei quattro vini rossi viene annunciato da un classico della cucina tradizionale laziale: pasta all’Amatriciana.

Il Poggio al Moro è un blend di Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Merlot e Syrah (30-30-30-10%). Enrico sceglie e assembla le uve con mani esperte diventando un artista in vigna.

Profumi vegetali, floreali e fruttati freschi, un vivace e colore rubino che svela l’età del vino.

Fermentazione in acciaio con lieviti naturali e macerazione per 3-4 settimane e poi affina dei 3-6 mesi in barrique e 8-10 mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio.

Mini-verticale di Bolgheri Rosso Superiore Montepergoli annate 2012, 2011, 2010

Accompagnata da straccetti con patate e un’”idea” di carciofo fritto, è la volta della mini-verticale.

Per i tre vini in degustazione, blend di Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Sangiovese (40-35-20-5%), la vendemmia inizia dal Merlot e si conclude con il Cabernet Sauvignon, dai primi di settembre alla metà di ottobre.

Il cabernet Sauvignon rappresenta lo scheletro del vino, il Merlot il corpo, il Syrah apporta profumi e il Sangiovese la freschezza e la vivacità che non annoia mai.

Dopo la fermentazione con i lieviti naturali e la macerazione per 20-28 giorni in acciaio, il vino affina tra i 18 e i 24 mesi in barrique francese da 225 litri nuove e seminuove, per poi passare in bottiglia per altri 18 mesi.

I tre vini sorprendono per un luminoso e vivace colore rosso rubino, intensi e complessi al naso con una esplosione di fiori secchi, prugna, frutta sotto spirito, olive, polvere di caffè, liquirizia, pepe, cacao e “infiniti” nella loro piacevolissima persistenza.

Senza quasi accorgersene sono passate tre ore ed è il momento di andare…

Enrico Santini, però, si prende un ultimo momento per regalarci, con poche parole, l’essenza del suo karma: “il risultato è buono quando hai fatto un errore in meno dello scorso anno”…

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